Cicli Pinarello, l’eccellenza delle bici italiane

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Il Bel Paese ha dato i natali a uomini e donne divenuti imprenditori di successo grazie alla loro genialità. Con il loro lavoro serio e infaticabile hanno prodotto ed esportato fatture in tutto il mondo, rendendo il made in Italy sinonimo di innovazione, duttilità, affidabilità. Da appassionato mi viene facile scrivere e rendere omaggio ad una importante azienda con sede a Treviso produttrice di biciclette, la “Cicli Pinarello”. Per chi pedala o si limita a seguire le corse di ciclismo -dalle amatoriali sino a quelle professionistiche- sa che una bici recante tale marchio è un fiore all’occhiello di componentistica e stile.

La storia. Tutto comincia con Giovanni Pinarello, classe 1922 -corridore professionista ai tempi mitici di Magni Coppi Bartali – che si vide negata la possibilità, in quanto escluso dalla squadra, di correre il giro d’Italia; l’edizione è del lontano 1952. Non si perdette d’animo Giovanni, forte del credo che la sfortuna non esiste e la fortuna bisogna apparecchiarsela, difatti, in quello stesso anno, con i soldi ricevuti dalla squadra per l’esclusione, aprì una piccola officina con l’intento di produrre bici che portassero il suo nome: così nacque la Cicli Pinarello. Con zelo e duro lavoro Giovanni portò il marchio a livelli professionali di alto rango. Negli anni ’80 lascia entrare con incarichi via via crescenti il figlio Fausto, anch’egli caparbio e ostinato a far crescere l’impresa fondata dal padre. E le luci della ribalta, il salto definitivo di notorietà la Pinarello lo ebbe agli inizi degli anni ’90, con la Banesto (squadra professionistica) e soprattutto grazie a quel mostro sacro del ciclismo, Miguel Indurain, che seppe pilotare il mezzo trevigiano verso le più ardue imprese, primeggiando.

Dogma. E’ il modello high end delle road bike prodotte in casa Pinarello. Bici asimmetrica che -come riporta il sito www.pinarello.com– dal momento della sua comparsa ad oggi ha vinto quasi 300 gare.

Attualità ed innovazione. Il team Sky pro cycling, squadra con campioni del calibro di Wiggins, Froome, è fornito dalla Pinarello. Su richiesta del team inglese e la collaborazione di Jaguar Land Rover, l’azienda trevigiana, circa un anno fa, iniziò un progetto avveniristico: creare la prima bici da corsa al mondo con sospensione posteriore. Traguardo raggiunto. In marzo di quest’anno è stata presentata la nuova Dogma K8-S, l’innovazione risiede tutta nel DSS, dogma suspension system. Le sigle significano: “k” sta per cobblestones, cioè pavé, è un vezzo di riverenza verso le strade lastricate di pietra caratteristiche delle Ardenne; “8” è il numero preferito di Fausto Pinarello; “S” sta per suspension, ammortizzatore. La difficoltà non è stata tanto quella di inserire un ammortizzatore nella bici ma riuscire ad integrarlo senza inficiarne il peso. Bene, il telaio della K8-S pesa meno di un chilo, in linea con gli standard tecnici odierni. Inoltre la Dogma K8-S -dati recuperati sempre dal sito www.pinarello.com-  provata sul pavé dagli atleti professionisti ha dato una resa dell’8% superiore in velocità con un dispendio energetico inferiore del 10%.

sospensione k8-S Dettaglio tecnico DSS della Dogma K8-S

Classiche del pavé. Quasi tutti gli oggetti, strumenti, macchinari e cibarie, sono nati da esigenze specifiche e, in seguito, divenuti di uso comune e accessibile a tutti. Anche l’innovazione targata Pinarello è nata dall’esigenza di ridurre lo stress psicofisico e poter rendere più prestante le pedalate degli atleti sul pavé, quello caratteristico delle strade del nord Europa (attenzione -per chi non conoscesse quei tipi di tracciati- il pavé non ha niente in comune con quello che troviamo nelle strade italiane, sono ciottoli di porfido molto irregolari e sporgenti con fughe larghe diversi centimetri). Fine marzo e aprile sono il periodo in cui tutta la carovana del ciclismo professionistico, i riflettori dei media e il tifo degli appassionati confluiscono univocamente verso le classiche del Nord. Domenica 29 marzo si è disputata la Gand-Wevelgem (per la cronaca vincitore il nostro connazionale Luca Paolini) che è la gara minore delle tre classiche del pavé, domenica scorsa si è disputato il Giro delle Fiandre ed infine, questa domenica, come un climax ascendente di asperità, si correrà la Parigi-Roubaix, soprannominata anche “l’inferno del Nord” e “la Regina delle classiche”, perché in ogni edizione si affrontano oltre 50 km di pavé. Probabilmente anche quest’anno durerà il digiuno degli atleti italiani nell’albo dei vincitori ma, e sottolineerei  in paesi dove la bici è sport nazionale, l’Italia ha già di diritto la vetrina d’onore, con la rivoluzionaria Dogma K8-S di casa Pinarello, perché è vero che i principali protagonisti saranno gli atleti ma a questi livelli fanno la loro parte anche le due ruote, prolungamenti anatomici del corridore.

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Sebastiano Giansiracusa

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