Ecco le 26 migliori aziende italiane del luxury tra le prime 100 al mondo

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Nell’ultimo anno fiscale, le 100 migliori aziende al mondo nel settore luxury hanno fatturato, complessivamente, 212 miliardi di dollari. Una media di 2,1 miliardi di ricavi ciascuna, distribuita su un intervallo che va dai “soli” 180 milioni di Wolford ai 22,4 miliardi della prima in classifica, il colosso francese LVMH.

È quanto emerge da un recente report di Deloitte, che ha buone notizie anche (e soprattutto) per l’Italia. Il Belpaese è infatti il primo al mondo per numero di aziende del lusso (26) presenti nella prestigiosa top 100, con un fatturato aggregato di 1,3 miliardi di dollari (pari al 16% del totale) e una crescita delle vendite pari al 9,3%, che è la terza più alta tra quelle registrate, in aumento rispetto al 6,7% dell’anno scorso.

Clicca qui per il report completo.

Una performance, in realtà, fortemente influenzata dai risultati di tre giganti che ben conosciamo: Luxottica, che ricopre il quarto posto a livello mondiale con 9,8 miliardi di ricavi (in crescita del 15,5%) e che si spera manterrà la propria sede a Milano in seguito alla fusione con la francese Essilor; Prada, al diciassettesimo posto con 3,9 miliardi (e due posizioni più in basso rispetto all’anno scorso); Giorgio Armani, che si attesta alla ventunesima posizione con 2,9 miliardi di fatturato e una crescita del 4,6%.

Tre brand fortissimi anche presi singolarmente, che però inevitabilmente brillano della luce riflessa dal marchio “Made in Italy” nel suo complesso, in tutto il mondo sinonimo di qualità, tradizione e talento, come sottolineato anche nel report.

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Una brand reputation consolidata soprattutto nel settore fashion: due terzi delle top 100 italiane sono attive nei campi di abbigliamento e calzature, così come è italiana la metà delle aziende attive nella produzione di borse e accessori.

Peculiarità tutta nostra è la governance di questo tipo di aziende: 20 su 26 sono controllate o interamente possedute da membri delle famiglie fondatrici, che nella maggior parte dei casi non hanno rinunciato a far coincidere il proprio nome con quello del brand. Un fattore, quello della family-ownership, che se da un lato limita la possibilità di espansioni significative, dall’altro rappresenta l’irrinunciabile garanzia di presidio dei valori originari del brand, che insieme alla coerenza nello stile ne certificano la reputazione in ogni parte del mondo.

Le aziende del lusso italiane regalano soddisfazioni anche in termini di crescita: sei di queste compaiono nella classifica delle “Fastest 20”, cinque delle quali erano presenti anche l’anno scorso. La società ad essere cresciuta più rapidamente tra tutte e 100 è il gruppo Marcolin, attivo nel settore eyewear: un fatturato di 483 milioni di dollari in crescita, dal 2013 al 2015, di oltre il 43% all’anno, grazie anche all’acquisizione dell’americana Viva International, seconda azienda d’occhiali del continente. Al secondo posto un’altra italiana: Valentino Fashion Group, con 1,2 miliardi di ricavi cresciuti negli ultimi due anni a un tasso del 37,8%, grazie all’apertura di nuovi punti vendita e al rafforzamento della brand identity perseguito in tutti i mercati in cui il gruppo è attivo. Tra le 20 più rapide anche Moncler (nona posizione), Vicini (dodicesima) e Gianni Versace (diciottesima), a cui si aggiunge, per la prima volta ma già al decimo posto, Furla, con un fatturato di 382 milioni e un tasso di crescita di quasi il 23% negli ultimi due anni.

Nel complesso, bene anche le ultime righe di conto economico: per cinque aziende che hanno riportato perdite, le restanti 21 hanno registrato profitti netti pari al 7% del fatturato. A livello globale, il panorama per i brand del lusso è piuttosto sfidante: la crescita è contenuta nei paesi sviluppati (per via della generalizzata diminuzione dei consumi), le nazioni più ricche sperimentano bassa inflazione o addirittura deflazione (prezzi decrescenti: “se comprando domani spendo meno, perché comprare oggi?”, con conseguente paralisi dell’attività economica), alti livelli di debito nei mercati emergenti e un simpatico afflato protezionista dagli imprevedibili sviluppi proveniente dal primo mercato al mondo per i beni di lusso, gli Stati Uniti. Vero motore di crescita delle vendite per le aziende (europee e americane) del settore sono proprio i mercati emergenti, primi fra tutti Cina, Russia ed Emirati Arabi. Che non sforneranno multinazionali leader nella produzione di beni di lusso ma grandissima parte della loro clientela sì.

fonte: wired.it


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Due mie passioni si incontrano qualche tempo fa, quella per la scrittura e quella per il mio paese, nasce così il Blog del Made in Italy. E come si potrebbe non amare l'Italia? [...] Io credo che ogni uomo abbia due patrie; l’una è la sua personale, più vicina, e l’altra: l'Italia (Henryk Sienkiewicz)
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