Il Made in Italy che non c’è nel nuovo album di Ligabue

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Confesso che non è stato facile cominciare la stesura di questo post. Da settimane ormai combatto tra la tentazione di buttar giu’ l’ennesimo articolo, di cui la rete è già satura, sul nuovo album del Liga – aiutato anche dal nome Made in Italy che per ovvie ragioni ci piace – e la razionalità che invece mi spinge a lasciar perdere, perchè tanto a parte il nome cosa vuoi che ci sia di Made in Italy nell’album di un rocker. Poi arriva il week-end del Liga Rock Park, due giorni di musica al parco di Monza durante i quali il Luciano nazionale riesce a radunare quasi 200.000 fedelissimi presentando peraltro 4 brani inediti tratti dal nuovo album, e decido di approfondire la questione.

untitledPartiamo dalle prime dichiarazioni rilasciate lo scorso luglio quando alla domanda: “Come mai la scelta del titolo Made in Italy?” il cantante aveva risposto: “Perché è una dichiarazione d’amore frustrato verso questo Paese raccontata attraverso la storia di un personaggio – aggiungendo che – si tratta di un vero e proprio concept album (il mio primo) ma e’ comunque composto di canzoni. Canzoni che godono di una vita propria ma che in quel contesto, tutte insieme, raccontano la storia di un antieroe.”

Buone le intenzioni ma non basta. La storia della musica italiana è piena di dichiarazioni d’amore o accuse verso il nostro paese. Da De Gregori con la sua Viva l’Italia, che racconta della forza del popolo italiano di fronte alle ingiustizie della storia, per arrivare all’intramontabile Io non mi sento italiano di Giorgio Gaber, che con la sua lettera personale ad un ipotetico presidente cantava le gioie e i dolori del paese. Da sempre i più grandi artisti italiani si sono cimentati con il rapporto spesso conflittuale verso la nazione. Basta ricordare che lo stesso Ligabue non è nuovo al genere, si pensi alla sua Buonanotte all’Italia, successo radiofonico del 2009.

E’ il caso allora di puntare i riflettori sul primo brano tratto dall’album “G come Giungla” da subito in testa alle classifiche EarOne.

Il testo della canzone esprime una vena ironica e critica nei confronti della società italiana e forse di nuovo stampo europeo con frasi del tipo “le regole sono saltate – le favole sono dimenticate – chi vuol sopravvivere deve cambiare – che qui sei cacciato o cacciatore“. Non mancano le frasi fatte come “non hanno fame ma mangiano intanto – occhi arrossati narici imbiancate” più vicine a detti popolari del tipoNon ci sono più le mezze stagioni” che a veri e propri slogan recriminatori. Il brano prosegue con un ritmo accattivante ed orecchiabile e con un continuo susseguirsi di immagini anche abbastanza crude che lasciano l’amaro in bocca: “denti sbiancati ghigni tirati – c’è un’altra guerra in sala riunioni – da cui comunque tu resti fuori ” e anche “potresti essere il prossimo – oppure il prossimo pasto“.

Poco o nulla si intravede di vero Made in Italy, concetto che nell’immaginario comune esprime più un punto di forza che i difetti e le angosce del paese. Nulla che richiami alla tradizione o a concetti culturalmente radicati. Forse l’intenzione del rocker era proprio questa, creare un’attesa positiva e poi rivoltarla con immagini negative, forse invece il titolo è stato utilizzato più per nascondere le vere intenzioni dei testi lontani dall’esaltare l’orgoglio italico. Lo scopriremo solo dopo l’uscita dell’album, il 18 novembre, quando il quadro sarà completo e solo allora capiremo se di Made in Italy rimarrà solo il titolo e null’altro.

 

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Due mie passioni si incontrano qualche tempo fa, quella per la scrittura e quella per il mio paese, nasce così il Blog del Made in Italy. E come si potrebbe non amare l'Italia? [...] Io credo che ogni uomo abbia due patrie; l’una è la sua personale, più vicina, e l’altra: l'Italia (Henryk Sienkiewicz)
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