L’Italia rende omaggio a Vivian Maier

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Molte le storie di artisti che nella più totale riservatezza, durante tutto l’arco della loro vita, hanno dato estro alla loro vena creativa. Di questi, alcuni hanno raggiunto risultati eccellenti con opere di incommensurabile valore. La fotografa Vivian Maier è una di esse. I suoi scatti sono stati scoperti casualmente poco prima che morisse, e rivalutati appieno solo pochi anni fa.

Nata a New York l’1 febbraio 1926, da madre francese e padre austriaco, ha svolto la bambinaia per oltre quarant’anni ma, nei periodi di pausa dal lavoro, con la sua Rolleiflex -negli anni settanta utilizzerà anche una Leica IIIc- ha prodotto più di 150.000 scatti, di cui molti ancora inediti; ha anche girato filmati che ci delucidano il suo approccio ai soggetti da lei fotografati. La passione per la foto gli fu trasmessa da una fotografa ritrattista, Jeanne Bertrand.

Gesti e sguardi catturati per strada, molti gli scatti in cui si autoritrae da superfici riflettenti. La Maier crea anche un racconto attento e lucido sulla condizione dell’uomo, evidenziandone i contrasti; compassionevoli le istantanee che ritraggono gli indigenti, sarcastiche quelle dei ricchi. Ricchezza e povertà, condizioni estreme ma eccedenti e promiscue in città, mal si conciliano agli occhi di Vivian, e li fa stridere…

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New York, c.1950 © Vivian Maier, Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
New York, c.1950

Vivian Maier..

 

New York © Vivian Maier, Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
New York

Vivian Maier. New york (2)

A John Maloof va il merito di aver scoperto e valorizzato le opere artistiche della Maier quando nel 2007 comprò degli scatoloni messi all’asta che si trovavano in un box a Chicago, furono confiscati perché da molto tempo non veniva pagato l’affitto; tra abiti, oggetti e appunti, in quegli scatoloni, vi erano le foto e i negativi della Maier. Il giovane Maloof, figlio di un rigattiere, capì subito la straordinarietà artistica di quel materiale e cominciò nell’immediato a renderlo pubblico e ad effettuare ricerche su chi fosse l’autrice; non riuscì mai ad incontrarla di presenza -Vivian Maier morirà nel 2009- ma, intervistando molte delle persone che la conobbero, con caparbietà è riuscito a fare un po’ di luce sulla vita della fotografa statunitense. Una volta ordinato tutto il lavoro di ricerca prodotto, Maloof, insieme a Charlie Siskel, si mise all’opera per produrre un documentario biografico sulla Maier, “Finding Vivian Maier” uscito nel 2013.

Gli scatti di Vivian Maier dopo aver riscosso successo al museo MAN di Nuoro continueranno ad essere accolti e presentati in Italia. Difatti pochi giorni fa, il 20 novembre, a Milano negli spazi di Forma Meravigli -via Meravigli 5- ha avuto inizio la mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”. L’evento è curato da Anne Morin e Alessandra Mauro, promosso da Forma Meravigli con la collaborazione di diCroma Photography. Presenti  120 fotografie scattate tra gli anni ’50 e ’60, una selezione di foto a colori risalenti al ’70 e in aggiunta alcuni filmati in super 8. La mostra rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2016, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00, il giovedì dalle 12:00 alle 23:00.

La fondazione Forma per la fotografia ha in gestione dal 2014 parte dello spazio espositivo nella storica galleria Meravigli; promuove e sostiene la fotografia in Italia e all’estero con continue attività espositive, valorizza gli archivi fotografici dei più grandi Maestri, partendo da due grandi fotografi contemporanei italiani: il ligure Gianni Berengo Gardin e il toscano Piergiorgio Branzi.

New York, 10 settembre 1955 © Vivian Maier, Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
New York, 10 settembre 1955. Vivian Maier e la sua Rolleiflex
Vivian maier Leica IIIc
Vivian Maier con Leica IIIc

[Tutte le foto presenti sono di proprietà della © Vivian Maier, Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York]

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Sebastiano Giansiracusa

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