L’italiana Piacenti restaura la Basilica della Natività

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La Basilica della Natività di Betlemme è uno dei luoghi di culto più importanti del cristianesimo presenti in Terra Santa. Si erge su una collina e, come vuole tradizione, congloba al suo interno la grotta dove nacque Gesù Cristo, deposto in una mangiatoia per mancanza di posti nella vicina locanda. Lo stato della Palestina è turbolento, territori dove è nata la cultura, ora purtroppo solo sede di scenari cruenti e sanguinari. Vicissitudini che ledono i diritti fondamentali dell’Uomo, figuriamoci se in questi luoghi un monumento sia oggetto di attenzioni per impedirne il decadimento.

Anche la Basilica della Natività ha una storia piena di traversie. Fu eretta nel IV secolo sotto l’impero di Costantino, nel 529 fu rasa al suolo, l’anno della rivolta dei Samaritani, rimase intatta solo la pavimentazione. Nel VI fu ricostruita durante l’impero di Giustiniano. Contesa, vituperata, scossa da violenti terremoti, lentamente consumata dall’incessante azione delle intemperie meteorologiche. Fu scelta come sede dai templari per incoronare i loro re.

Nel 2012, a causa delle condizioni in cui versava la chiesa, è stata inserita dall’ONU nella lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo. Il tetto in legno necessitava di un urgente intervento di restauro. La segnalazione sollecitò le donazioni in denaro da parte degli stati esteri, soprattutto europei. Raggiunta la quota necessaria per il restauro del tetto, fu indetto un bando di gara internazionale, vinto da una ditta restauratrice italiana: la Piacenti di Prato.

I lavori di restauro sono ormai quasi al termine e la ditta Piacenti li ha diretti in maniera impeccabile, tuttavia non senza la mancanza di contrattempi. Oltre a complicanze di natura tecnica (comprensibile il loro insorgere in un progetto così complesso), l’azienda italiana ha riscontrato parecchi intoppi di natura gestionale. Difatti la Basilica è gestita da tre comunità cristiane differenti: la greco-ortodossa, l’armena apostolica e l’ordine francescano della Chiesa di Roma. Per poter cominciare i lavori, la ditta pratense ha dovuto garantire che la chiesa restasse sempre aperta ai fedeli e ai visitatori. Il grosso dei lavori è stato svolto dai carpentieri nottetempo.

Il 20 e 21 luglio il premier Matteo Renzi si è recato in Palestina e Israele, e nonostante i suoi numerosi impegni istituzionali è riuscito a fare visita alla Basilica della Natività, incontrando di persona il titolare della Piacenti, Giammarco Piacenti, e gli operai che hanno effettuato i delicati interventi di restauro. Il primo ministro orgogliosamente ha riferito: <<Questo è un esempio dell’eccellenza italiana che dovremo portare in giro per il mondo>>.

Ha fatto bene il premier a evidenziarlo, perché il lavoro del restauratore è un lavoro duro, complesso e delicato. Non ci si improvvisa geometra, ingegnere o maestro restauratore. E’ giusto che se ne faccia un vanto, perché l’Italia possiede tra le migliori professionalità di questo settore.

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Prima di questo importante intervento condotto dalla Piacenti, l’ultima opera di restauro certificata, alla Basilica della Natività, è stata effettuata nel 1478, lavori, anche in questo caso, recanti prevalentemente firma italiana. Infatti se Filippo III di Borgogna sovvenzionò i lavori ed Edoardo IV d’Inghilterra donò il piombo per rivestire il tetto, la Repubblica di Venezia fornì il legno e i carpentieri. Il legno di larice per il tetto fu preso nella zona orientale delle Alpi, trasportato dall’abile marineria veneziana, dapprima via fiume a Venezia e poi via mare in oriente.

D’altronde, in quale Stato possono trovare i natali i migliori restauratori? Quale paese, se non l’Italia? La Regione dove sei secoli fa nacque la delizia dell’arte, della letteratura, della scienza, dell’architettura: il Rinascimento Italiano.

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Sebastiano Giansiracusa

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