Raffaello, Parmigianino e Barocci. Metafore dello sguardo.

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Roma, 2 ottobre: «Raffaello, Parmigianino, Barocci. Metafore dello sguardo » è il titolo della mostra temporanea dei musei Capitolini. Aperta da oggi al pubblico e si concluderà il 10 gennaio 2016.

[immagine in evidenza: Parmigianino “Due studi della stessa testa di un giovane di profilo”. 119 x 143 mm]

 

La mostra è stata promossa dall’assessorato alla Cultura del Campidoglio, dalla sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali e dal Mibact. Dell’organizzazione se n’è occupata l’associazione culturale Metamorfosi con Zètema. La curatrice dell’evento è la direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Marzia Faietti. Tra le tante opere d’arte che gli Uffizi hanno reso disponibili per l’allestimento della mostra ai musei Capitolini, vi è il celebre “Autoritratto” di Raffaello, olio su tavola di piccole dimensioni risalente intorno al 1506.

Marzia Faietti- foto arte magazine.it
La direttrice Marzia Faietti [foto: artemagazine.it]
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Raffaello Sanzio “Autoritratto” olio su tavola di pioppo 47,3 x 34,8 cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La quasi totalità delle opere costituenti l’esposizione appartengono a Raffaello, Parmiginino e Barocci, ma non mancheranno piacevoli eccezioni come la celebre Melancholia I di Albrecht Dürer, il Paesaggio con edifici classici e una figura addormentata di Polidoro Caldara da Caravaggio, la Pietà e altre sei opere di Marcantonio Raimondi.

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Albrecht Dürer-Melancholia I (1514)     Bulino                                                               240 x 188 mm

L’assessore alla cultura del comune di Roma, Giovanna Marinelli, ha sottolineato l’importanza della mostra «Si mette insieme una mostra popolare ma anche scientificamente molto interessante. E credo che questo sia il compito di una sovrintendenza e di un museo importante come i Capitolini».

L’intento principale dell’esposizione è mettere a confronto Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, e Federico Barocci, con Raffaello Sanzio. I due artisti, vissuti in epoche e in luoghi diversi, vennero indicati dalle fonti antiche come eredi dell’Urbinate, entrambi infatti rielaborarono le tematiche raffaellesche raggiungendo eccellenti risultati artistici. Il Parmigianino, tuttavia ad un certo punto, nel pieno della sua maturità artistica, seppe anche discostarsi dai canoni raffaelleschi, ottenendo opere di estrema grazia e purezza, considerate, da qualche fonte antica, alternative e pari in bellezza alle opere di Raffaello; Barrocci, durante tutta la sua carriera ha posto sempre lo sguardo verso il suo concittadino e con i suoi dipinti contribuì soprattutto a superare il concetto del disegno come ‘semplice lineamento’ tramite la dissimulazione lineare, giochi cromatici e sfaldamento di figure e colori.

L’evento oltre a proporre il confronto a tre, pone all’attenzione anche un altro tema, quello della metafora finestrale; cioè la dialettica tra ‘visione interna’ (o dentro di sé) e la ‘visione esterna’ (o al di fuori di sé). Il visitatore riceverà spunti di riflessione tali da poter meglio interpretare il significato polisemantico del rapporto tra spazio interno e spazio esterno.

Il concetto di quadro inteso come ‘finestra sul mondo’ in grado di suscitare pensieri e idee che vadano oltre il dipinto stesso, è stato elaborato da uno dei maggiori intellettuali del XV secolo, Leon Battista Alberti. In uno dei suoi scritti più celebri, il De Pictura, oltre a ordinare scientificamente la sequenza dei procedimenti per la realizzazione di un dipinto, spiega anche che la pittura non è solo messaggio materiale ma anche ricerca intellettuale e culturale; inoltre, nell’ultima parte del libro, afferma che bisogna considerare il pittore un ‘artista’ e non un ‘artigiano’. Ecco un punto saliente tratto dal De Pictura: «In prima nel dipingere la superficie faccio un quadrato grande, quanto mi piace d’anguli dritti: il quale mi serve per una finestra aperta, onde si possa vedere l’historia».

Raffaello è stato uno dei principali esponenti della ‘finestra albertiana’, ma ne rinnovò il concetto, rielaborandolo perché troppo statico, riuscendo a superare la ‘rigida fissità’ del quadrangolo albertiano. Ulteriore innovazione fu apportata dal Parmigianino, di sicuro a conoscenza degli studi raffaelleschi, e anche lui ‘insofferente’ verso l’unica direzione proposta dalle teorie albertiane, cioè la sola prospettiva lineare centrica verso il dipinto, egli riuscì a dar profondità anche verso lo spettatore, rendendolo compartecipe dell’opera.

Sul Parmigianino si creò un vero e proprio mito, la sue opere non furono considerate dai contemporanei come risultato di un’emulazione geniale delle tecniche raffaellesche, ma una vera e propria incarnazione dello spirito di Raffaello nel corpo del parmense (chiamato Parmigianino, oltre perché nato a Parma, anche per la sua corporatura minuta). Così Giorgio Vasari ne Le Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettoriSi diceva publicamente in Roma per infinite persone lo spirito di Raffaello esser passato nel corpo di Francesco»; però non mancarono anche le critiche per il Mazzola, dovute alla condotta di vita ‘selvaggia’ e alle sue scelte, malviste dai critici antichi, di avvicinarsi all’alchimia.

Quindi, chi può, vada pure a far visita a questa interessantissima mostra dei Musei Capitolini, ne uscirà culturalmente arricchito, anche perché la ricerca e la rielaborazione del significato metaforico della finestra è tutt’oggi oggetto di studio, oltre che nella pittura, anche in molte altre discipline sia umanistiche che scientifiche.

«Hor non vedi tu che l’occhio abbraccia la bellezza de tutti’il mondo? […] Questo è finestra de l’human corpo, per la quale la sua via (?) specula, e fruisse la bellezza del mondo» [Leonardo, Trattato della pittura]

raffaello parmigianino barocci

Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare direttamente il sito ufficiale dei Musei Capitolini [qui]; inoltre, accedendovi, troverete i link scaricabili del volume prodotto dalla direttrice Marzia Faietti che esplica esaustivamente i processi di assimilazione, emulazione e differenziamento del Barocci e del Parmigianino rispetto al modello raffaellesco.

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Sebastiano Giansiracusa

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