Salvator Dalí e l’abbraccio a Dante

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Entra nell’ultima fase la mostra di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, è iniziata il 2 luglio e terminerà il 27 settembre prossimo. Al suo interno è possibile ammirare opere esposte trattanti tematiche religiose –come le sculture di bronzo di San Giorgio e il DragoAdamo ed Eva– ma, soprattutto, l’attrazione principale dell’evento sono i cento acquerelli che Salvator Dalí realizzò per illustrare la Divina Commedia di Dante Alighieri.

L’esposizione è intitolata: #DalíMeetsDante; voluta dalla Fondazione Ambrosiana per celebrare il 750° anniversario della nascita di Dante, omaggiando nel contempo la città di Firenze dove ebbe i natali.

La mostra è aperta al pubblico dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 19:00.

dalìmeetsdante

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Dalí conobbe l’Italia nel 1935, ospitato dall’amico inglese Eduard James, in villa Cimbrone, a Ravello. Da allora tra l’artista e il nostro Paese si creò un legame indissolubile, destinato a durare per tutta la vita. Infatti Dalí e sua moglie Gala, in Italia, trascorsero periodi più o meno lunghi e in più riprese, per svago o per lavoro. Negli anni a seguire, proprio nel luogo in cui Wagner concepì il Parsifal, villa Cimbrone, in Dalí insorse l’idea di realizzare uno spettacolo teatrale, e collaborando col coreografo e ballerino Léonide Massine, riuscì nell’intento: il Bacchanale. In quegli anni è chiaro che Dalí è avvezzo alla multidisciplinarità. Difatti collaborerà con la stilista Elsa Schiapparelli; negli anni che trascorrerà in America, disegnerà gioielli per Fulco di Verdura; nel 1948, a Roma, sarà scenografo per Luchino Visconti nello spettacolo teatrale Come vi piace, commedia in cinque atti di William Shakespeare.

Il pittore spagnolo, uno dei massimi esponenti del surrealismo, ideatore del metodo paranoico-critico e da sempre attratto dagli aspetti innovatori, con gli anni connaturò l’interesse per l’Età Media e Rinascimentale. Dalí puntava a captare l’Antichità Classica dalle opere e dagli artisti del rinascimento, rielaborarla e interpretarla in forma moderna. Ecco perché si cimentò nella realizzazione delle illustrazioni sia del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra e sia nell’illustrazione dell’autobiografia di Benvenuto Cellini.

Eccoci arrivati al contatto tra Salvator Dalí e Dante Alighieri, nel 1949 a Roma, Dalí comincia a vedersi in privato con un editore, per perfezionare l’aspetto tecnico dell’illustrazione delle Cantiche dantesche. L’artista, dunque, comincia a dipingere gli acquerelli ancor prima di ricevere la commissione da parte dello Stato italiano nel 1950. E’ bene aver chiaro questo punto per così intendere che il rapporto tra Dalí e la Divina Commedia non è stato né casuale né forzato, ma fortemente voluto e desiderato dall’artista catalano.

Nel corso degli anni cinquanta il nuovo governo italiano in carica, rescinde il contratto a Dalí. Le cause che portarono a ciò, si possono così riassumere: uno, la parcella elevata che spettava all’artista; due, lo stile pittorico non conforme alla classicità dello scritto; tre, il voler commissionare l’illustrazione a un artista italiano. Il contratto prevedeva la restituzione degli acquerelli dopo quattro anni dalla sua rescissione, ed effettivamente, nel 1959, la Libreria dello Stato dovette restituire a Dalí le illustrazioni, perdendo l’occasione di editarle per conto proprio. Quello stesso anno l’editore francese Josep Foret, già editore delle illustrazioni del Don Chisciotte di Dalì, ne acquistò i diritti d’autore. L’anno successivo, nel 1960, gli acquerelli furono messi in mostra al Palais Galliera di Parigi. L’evento riscosse un gran successo, il catalogo fu presentato al pubblico col titolo: “100 aquarelles pour la Divine Comédie de Dante Alighieri par Salvator Dalí”.

Le tavole furono trasposte in xilografia dal Maestro stampatore Raymond Jacquet. Successivamente la casa editrice Salani nel 1962, decide di concretizzare il progetto: un’edizione della Divina Commedia accompagnata dai magnifici disegni del genio Dalì, per così commemorare il 700° anniversario della nascita di Dante Alighieri. Della revisione scientifica fu incaricato Giovanni Nencioni, Maestro e custode della lingua italiana –direttore dell’Accademia della Crusca dal 1972 al 2000- “nume della purezza del fiorentino” come amò definirlo Indro Montanelli. Ne risultò un’opera eccezionale, un totale di sei libri, due a cantica, dove le rime del Sommo Poeta sono accarezzate dal pennello onirico di Dalí.

 

[Nda: La maggior parte della ricostruzione cronologica prodotta, è stata ricavata dalla “Cronologia di Dalí in Italia” di Rosa Maria Maurell e Lucia Moni “Centre d’Estudis Dalinians Fundació Gala-Salvador Dalí”]

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Sebastiano Giansiracusa

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