Scalo Milano: nuovo shopping district, ma non chiamatelo Made in Italy

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Sui siti web e giornali di tutta Italia viene annunciata in pompa magna l’apertura di Scalo Milano: il primo «City style» del Made in Italy. Wooowww – penso non appena scoperta la notizia – cosa poteva capitarmi di meglio! Vivo a Milano, da tempo scrivo di Made in Italy, oggi è proprio un giorno fortunato. L’entusiamo però viene smorzato dopo pochi istanti e cede il posto alla delusione.

Ieri alla cerimonia di apertura erano presenti, oltre alla madrina Martina Colombari, anche il neo sindaco di Milano Giuseppe Sala, la deputata ex ministro Mariastella Gelmini, il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni e assessori vari, tutti in prima fila a spendere parole d’elogio per questa nuova struttura simbolo e fiore all’occhiello dello stile Italiano.

Scalo Milano è stato presentato come il nuovissimo “shopping district nelle tre eccellenze che rendono famosa l’Italia nel mondo: fashion, food e design“.  Ok, bella idea…ma è davvero così? La risposta purtroppo è NO.

Basta poco per rendersi conto che ci troviamo di fronte all’ennesima bufala costruita ad hoc. Clicco sul sito ufficiale di Scalo Milano, seleziono la voce Elenco Negozi e come per magia il Made in Italy non c’è più:

Nell’area Fashion, che spazia dall’abbigliamento agli accessori per arrivare anche allo sport, marchi come Adidas, Nike, Converse, Levi’s, Swatch, Swarovsky, solo per citarne alcuni, occupano i primi posti. Va bene mi dico, l’Italia primeggia da sempre nel campo della moda, ma forse il potere delle multinazionali ha avuto la meglio. Andrà meglio nelle altre aree.

Nella zona Design effettivamente qualcosa migliora e troviamo store con marchi quali Poltrona Frau, B&B Italia, Alessi, Scavolini, Natuzzi. Tuttavia il briciolo di speranza che avevo conservato sembra ormai definitivamente perso nell’area Food.

Mi bastano solo due nomi per capire che questo fantomatico e mega polo del Made in Italy  altro non è che un comunissimo centro commerciale. Tra i ristoranti campeggiano, ancora una volta, Mc Donald e Roadhouse. Fast food certamente famosi nel mondo ma non per i piatti che hanno reso nota la cucina italiana.

La verità a questo punto è evidentemente una sola. Ancora una volta il marchio Made in Italy è stato utilizzato per ingannare, per far credere agli 8 milioni di visitatori annuali stimati che Scalo Milano possa offrire loro l’eccellenza, l’unicità e la qualità di centinaia di aziende italiane. Ancora una volta è stata persa l’occasione di creare qualcosa che oggi non esiste.

Suonano inammissibili le dichiarazioni rilasciate dall’assessore regionale al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo di Milano Viviana Beccalossi.Benche’ sia all’antica e mi piacciono le botteghe – ha chiosato – questo e’ un bel recupero di un’area dismessa“. Scalo Milano e’ stato realizzato dove un tempo c’era lo storico stabilimento Saiwa. Infine Beccalossi ha ancora aggiunto: “Io che ho voluto con il presidente Maroni la legge contro il consumo di suolo constato con piacere che un’area dismessa, troppo spesso terreno di degrado, ritrovi nuova vita e una vocazione unica in Italia. Mi auguro – ha concluso – che molte persone vengano qui a vedere il bello del Made in Italy“.

Ecco trovato un buon motivo per non visitare il nuovo Scalo Milano.

 

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Due mie passioni si incontrano qualche tempo fa, quella per la scrittura e quella per il mio paese, nasce così il Blog del Made in Italy. E come si potrebbe non amare l'Italia? [...] Io credo che ogni uomo abbia due patrie; l’una è la sua personale, più vicina, e l’altra: l'Italia (Henryk Sienkiewicz)

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