Uova, sicure e rintracciabili quelle italiane

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Già nel blog abbiam scritto di alcuni prodotti d’eccellenza del comparto zootecnico italiano (vedi “ Arriva il logo per il latte 100% italiano” e “il popolo del parmigiano si riunisce per  il Made in Italy”). Un altro prodotto alimentare, sicuro e sano, è l’uovo. Gli italiani ne sono grossi consumatori, giacché il consumo totale annuo è passato da 4 mld di unità nel 1958 a quasi 13 mld nel 2014 (dati recuperati da www.unaitalia.com). Le aziende avicole produttrici di uova sono sottoposte, dalla sanità pubblica, a rigidi protocolli e a norme tra le più ferree in Euopa; inoltre in Italia esiste il piano nazionale residui (PNR) – ovviamente sono incluse anche le uova- ed è un piano di sorveglianza per attestare la totale assenza di residui dannosi e vietati sugli alimenti, oppure abusi di sostanze consentite, prima che gli alimenti siano immessi sul mercato.

Altroconsumo, mensile sempre attento e di appoggio ai consumatori, ha pubblicato nel numero di marzo 2015 un test, effettuato a proprie spese. Sono state acquistate diverse confezioni di uova fresche delle più frequenti marche che troviamo sui bancali del supermercato, effettuandoci esami di laboratorio, esami ispettivi interni ed esterni. I risultati sono stati buoni, perché negativi alla presenza di farmaci veterinari e alla presenza di salmonella, inoltre non sono segnalabili problemi di diossina e pcb (policlorobifenili). Tuttavia – sempre Altroconsumo – indica alcune pecche, riguardanti freschezza, gusci sporchi e macchie all’esame ispettivo interno; nulla di preoccupante ma da migliorare se chi del settore legge il test con spirito critico.

L’intera filiera di produzione delle uova è completamente rintracciabile, infatti qualora dovessero esserci problemi o pericoli per la salute pubblica a causa di un lotto, si attiverebbe repentinamente l’apparato sanitario ritirandolo dai supermercati o in casi estremi, se già venduto al dettaglio, lo segnalerebbe con ogni mezzo di informazione, avvisi ai supermercati, annunci su quotidiani televisioni radio, ecc.

Una prova della rintracciabilità delle uova è il codice che troviamo stampigliato in ogni singolo uovo, e si può considerare come una “carta d’identità”. Sono un totale di 11 fra lettere e numeri , la sequenza significa:

  • il primo numero indica il tipo di allevamento. “0”= biologico. “1”= all’aperto.   “2”= a terra. “3”= in gabbia.
  •  le successive due lettere a stampatello maiuscolo, indicano lo stato di produzione. “IT”= Italia;
  • poi seguono tre numeri, [es: 123] che indicano il codice ISTAT  del comune di produzione;
  • due lettere a stampatello maiuscolo, [es: MI] indicano la provincia di produzione;
  • infine tre numeri [es: 456] indicanti l’allevamento di produzione.

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Qualche consiglio. Troviamo le uova al supermercato a temperatura ambiente, una volta acquistate anziché lasciarle tali e meglio riporle in frigo alla temperatura di +2°c +4°c (posizionatele a testa in giù, per una maggior durata) e uscirle solo al momento dell’utilizzo, infatti è deleterio per l’uovo subire ripetuti sbalzi termici. E’ cattiva abitudine rompere il guscio sul bordo del contenitore dove verrà versato l’uovo e, anche, separare l’albume dal tuorlo col guscio stesso. Non è necessario lavare le uova, anzi è un operazione sconsigliabile perché si elimina la cuticola (membrana protettiva naturale dell’uovo), ma, se il guscio è sporco, lavarlo con un panno umido subito prima della sgusciatura. Lavare i piani di lavoro se vengono a contatto con i gusci e lavarsi le mani ogniqualvolta si toccano. Tenere le uova nel proprio contenitore, accertarsi di non farle venire in contatto con gli altri alimenti ed evitare che stiano vicino ad alimenti che emanano forti odori.

Infine Vi ricordiamo che le uova vanno consumate entro 28 gg dalla data di deposizione.

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Sebastiano Giansiracusa

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